Piante grasse: cactacee e succulente

Piante grasse: cactacee e succulente

Oggi parliamo di piante da interni in genere molto amate: le cactacee e le succulente.

Spesso si ritiene chele piante grasse richiedano scarse attenzioni, con il risultato che molte non si sviluppano nella loro pienezza e non fioriscono.
Si tratta in effetti di specie davvero facili da coltivare: le poche cure di cui necessitano sono però molto importanti.

 

Conosciamo cactacee e succulente

Le succulente sono piante che hanno adattato le proprie strutture (foglie, fusti e tubero sotterraneo) in modo da immagazzinare acqua: per questo riescono a tollerare lunghi periodi di siccità.

Da questo punto di vista, i cactus sono simili alle succulente. Ciò che li differenzia è la presenza delle areole, piccole protuberanze dalle quali si formano le spine, i peli, la lanugine ed in alcuni casi i fiori.
Anche alcune succulente sono provviste di spine, le quali però nascono dal fusto.
Alcune vengono considerate piante da fogliame o da fiore: è il caso della dracena e del fiore di cera. Trattandosi, in effetti, di succulente, necessitano delle medesime condizioni di crescita di esemplari come la calancoe, la sansevieria e tutte le varietà di euforbia.

La maggior parte delle succulente è originaria del continente africano, dove a periodi prolungati di siccità si alternano le piogge, rare ma abbondanti, che si prosciugano rapidamente.
Per la riproduzione fedele delle condizioni naturali, il terriccio da usare deve assicurare un buon drenaggio: quello migliore si ottiene mischiando 1 parte di graniglia o di sabbia grossa con 2 parti di terriccio di buona qualità.

Durante la stagione delle piogge inoltre le succulente sono in piena crescita e fioritura, mentre durante i periodi di siccità entrano in una fase di riposo. Questo è da tener presente in casa: quando i fiori appassiscono e cadono naturalmente, significa che sta iniziando il periodo di riposo.

 

Varietà di succulente

Succulente da foglia. Lithops, aloe, agave, crassula: immagazzinano l’acqua nelle foglie carnose ricche di tessuti.

Succulente a fusto. Euforbia, stapelia e caralluma. Sono esemplari quasi del tutto sprovvisti di foglie, provvisti di una patina cerosa o di una fine peluria, espedienti che limitano la perdita di umidità per evaporazione.

Succulente a tubero sotterraneo. Ceropegia e Pachypodium rosulatum. La loro caratteristica è un grosso tubero carnoso in cui immagazzinano l’acqua e gli elementi nutritivi.

 

Cactus

Molti cactus rientrano nelle categorie delle succulente a fusto: sono oltre 200 i generi appartenenti alla famiglia delle cactacee e tutti originari del continente americano (Messico in particolare).

Il loro ambiente naturale varia delle vaste distese desertiche alle foreste tropicali e vengono quindi distinti in cactus del deserto o terrestri, che amano il pieno sole, e cactacee delle foreste o epifite, che amano l’ombra.

Le piante epifite vivono su un altro esemplare, senza però trarne nutrimento e senza parassatizzarlo, come per esempio gli Hylocereus, gli Ephypillum e la Schlumbergera. Le cactacee epifite sono ideali per un paniere pensile, da dove i loro fiori possono solitamente essere apprezzati al meglio.

 

Le bagnature: abbondanti e saltuarie

Per non sbagliare quindi l’indicazione è quella di bagnare abbondantemente soltanto durante il periodo della vegetazione, lasciando che il terriccio assorba l’acqua e aspettando che sia quasi asciutto prima di irrorare nuovamente.
Durante il periodo di riposo le annaffiature vanno sospese del tutto, a meno che la temperatura del locale non sia molto elevata: in questo caso, è necessario somministrare poca acqua, quanto basta affinché le foglie non avvizziscano. In questa fase, una soluzione potrebbe essere quella di spostare l’esemplare in una stanza più fresca, con una temperatura intorno ai 10°C.

Durante il riposo invernale cactacee e succulente vanno controllate almeno un  paio di volte al mese, mentre durante il periodo vegetativo la frequenza deve arrivare a due/tre volte alla settimana.

 

La concimazione

Le succulente vanno fertilizzate con un concime a basso contenuto di azoto e ricco di fosforo: una volta al mese per tutta la stagione della crescita e durante la fioritura.
Meglio utilizzare un fertilizzante liquido, da somministrare a terriccio già umido.
Da evitare i concimi a lamine a scioglimento graduale, in quanto necessitano di acqua per essere attivati.

Una pianta è in grado di assorbire gli elementi nutritivi soltanto se è sana e se provvista di un buon sistema radicale: non concimare mai i cactus quando presentano segni di sofferenza o durante il periodo di quiescenza.

 

Cactus del deserto e delle foreste

I cactus del deserto vanno trattati come descritto sopra: bagna bene e lascia asciugare completamente il terriccio fra un’annaffiatura e l’altra.
Coltivali in terriccio ben drenato e, durante il periodo di riposo, somministra poca acqua.
Le piante devono essere sempre gonfie, salde al tatto, e la loro riserva di acqua ben fornita. Controlla quelli quiescenti una volta al mese: se la temperatura è troppo elevata è probabile che lo stelo mostri segni di avvizzimento.

Durante il periodo vegetativo i cactus hanno bisogno di essere irrorati una volta alla settimana, a differenza di quelli più piccoli che devono essere bagnati anche due o tre volte.

I cactus originari delle foreste in natura crescono sui tronchi e sui rami degli alberi tropicali: il terriccio deve essere tenuto appena umido. Tra questi cactus, quelli a fioritura invernale crescono meglio più con temperature più elevate.
La maggior parte di questi esemplari deve essere rinvasata ogni due o tre anni e per concimare occorre attendere sei mesi dopo il rinvaso.

 

Immagine “cactus Close-up” di thaikrit su freedigitalphotos.net

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